Città Vecchia, report fotografico

Ore 12:53 treno arrivato a destinazione: Taranto.

Decido di andare a piedi nonostante l’orario e il sole cocente sulla testa, ma ho desiderio di vedere la città, che ammetto di non aver mai inserito nella lista delle “città da visitare”…percorro Via della Croce, svolto su Via Orsini, continuo per Via Napoli, supero il ponte di pietra e mi ritrovo catapultata in una città in cui il tempo sembra essersi fermato: Taranto vecchia. La città vecchia di Taranto è un’isola, fisicamente separata dal resto della città ma allo stesso tempo facilmente connessa dal Ponte di pietra a nord-ovest e dal Ponte Girevole a sud-est. La parte antica di Taranto si concentra quindi su un’isola e forse proprio questa separazione anche fisica ha favorito il crearsi di una dimensione del tutto diversa da ciò che si trova al di là dei ponti, un mondo a parte. A primo impatto, alla vista dei palazzi puntellati, tramite l’uso di varie tecniche e materiali, che denunciano quindi interventi attuati in diversi periodi storici, palazzi dismessi, alcuni privi dei solai con solo le quinte murarie ancora in piedi, la prima domanda che ti viene in mente è “Da quale calamità naturale questa parte della città è stata colpita?”…poi invece scopri che in quel degrado la natura ha solo una colpa relativa, la medesima che con l’azione degli agenti atmosferici è andata a rivestire anche nel resto della città, ciò che avevo davanti agli occhi era frutto dell’opera dell’uomo o meglio della sua “non opera”. Nonostante ciò addentrarsi in quei vicoli ti regala un’esperienza davvero unica, ti fermeresti davanti ad ogni palazzo per cercare di ricostruire la sua storia deducendola dalle fratture, dalle lesioni più o meno profonde, dalle finestre tamponate e i solai crollati. Tutto ciò si definisce degrado, ma nonostante la condizione precaria delle strutture l’intera isola trasuda storia da ogni pietra, non privandola quindi del suo fascino. Taranto Vecchia è organizzata in vicoli stretti e angusti. Alcuni sono talmente stretti che restano senza sole tutti i giorni dell’anno, una delle viuzze è stata ribattezzata “Vicolo del Bacio”, perché le persone che vi passano attraverso sono costrette a sfiorarsi. Proprio questa tortuosità di strade è capace di regalarti a ogni angolo differenti scorci e spaccati di vita: il mare a strapiombo, il tripudio architettonico di chiese e palazzi d’epoca, il fascino antico delle colonne del Tempio di Poseidone che si alternano a strade abbandonate, zone interdette, case disabitate e mentre cerchi di schivare l’ennesima apecar che con grande velocità e destrezza si muove tra questi vicoli alzi gli occhi e noti che dai balconcini delle case penzolano lenzuola e capi di biancheria variopinta e intorno a te bambini che giocano con qualsiasi cosa trovino intorno a loro, ed ecco che il bastone diventa una spada, il palloncino un mongolfiera…e la fantasia non viene schiacciata dai giochi al computer. Lo stesso Giulio Carlo Argan, uno dei più grandi critici d’arte italiani, affermò “Taranto vecchia è uno dei centri storici più affascinanti d’Italia”.

Per molti quello descritto potrebbe essere interpretato solo come un’istantanea di una città in profondo degrado architettonico, risultato un’ingiusta trascuratezza, ma è necessario fare uno sforzo in più e andare oltre le impalcature e le crepe e riconoscere quel fascino di un importante passato che questo luogo racconta e ancora di più vedere in esso un’occasione fin’ora sprecata. Quindi risulta necessario intervenire, per strappare la parte storica e centrale della città da questo stato di abbandono e contrastare anche l’esodo che negli ultimi anni sta portando via sempre più abitanti, spinti anche dalle precarie condizioni di sicurezza statica delle strutture in cui erano costretti a vivere.

Come intervenire?

Nel mondo classico la scelta del luogo per una costruzione singola come per una città, aveva un valore primario: il sito era infatti governato dal genius loci , lo spirito del luogo, una divinità che presiedeva a quanto si svolgeva in questo stesso luogo. Nell’era moderna, genius loci è divenuta un’espressione adottata per far riferimento all’approccio fenomenologico per lo studio del luogo e di quelli che potremmo definire i suoi caratteri distintivi. Con la locuzione di genius loci si individua l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, una città: il carattere di un luogo, frutto non solo delle sue caratteristiche fisiche ma anche del modo di vivere questo da parte dell’uomo, in funzione delle sue abitudini. Prima di intervenire è quindi necessario un attento studio e riconoscimento dei caratteri del luogo in quanto sarà proprio la preesistenza a guidare il progetto. Nella pratica contemporanea si possono individuare molteplici modalità di intervento sull’esistente: restauro, recupero, completamento, ristrutturazione, riconversione, rifunzionalizzazione, ciò che accomuna queste attività è l’azione diretta su un oggetto esistente, mentre ciò che le differenzia e ne segna la linea di separazione è la posizione che il progettista assume rispetto alla preesistenza. Quindi il progetto è frutto del rapporto dialettico che si instaura tra l’obiettivo che si intende perseguire e il dato esistente su cui si va a lavorare e al quale ogni operatore, in base alla proprio conoscenza, visione e sensibilità, potrebbe riconoscere differenti valori.

In Taranto vecchia il lavoro è complesso perché si individuano necessità differenti ma un comune e unico scopo: rivitalizzazione dell’area, e ciò sarà possibile da una parte valorizzando ciò che c’è e dall’altra inserendo nuove funzioni in risposta alle esigenze non solo di chi vi vive come cittadino ma anche per chi la vivrà da turista, settore ad oggi ancora non adeguatamente sfruttato. Solo individuando la giusta destinazione d’uso degli spazi se ne garantisce non solo la loro fruizione ma di conseguenza se ne assicura anche la loro manutenzione, fase nella vita di una struttura troppo spesso sottovalutata. Si potrebbero definire tre macro aree d’intervento: restauro e valorizzazione, in cui rientrano gli edifici storici come le chiese e i palazzi pubblici, ristrutturazione, per quelle case e palazzine a carattere privato che sono ancora abitate o per quelle che sono ancora potrebbero essere sfruttate ma la struttura presenta gravi problemi strutturali ed infine rifunzionalizzazione e riconversione, per quegli edifici fatiscenti o parti della città vecchia ormai abbandonate. Se da una parte si necessita di recuperare quello che c’è dall’altra bisogna anche creare del nuovo, inteso come spazi pubblici e zone verdi ad uso del cittadino che possano fungere da “elementi captanti” e quindi invogliare le persone a sfruttare e vivere quegli spazi.