Carlo Gubitosa per AT: “L’eta’ dell’acciaio prima o poi finira’ come l’eta’ della pietra.”

Taranto-1980-kangiano

 

Per Taranto mi aspetto la volonta’ politica e l’impegno cittadino per studiare quello che e’ gia’ stato fatto in altri paesi e in altre nazioni dove si e’ reso necessario riconvertire una economia industriale fallita in una economia culturale, turistica e territoriale di successo.

Se ci sono riusciti a Pittsburgh negli USA, a Belval in Lussemburgo, nel bacino della Rurh in Germania, a Hamilton in Canda, a Bilbao in Spagna e in altre zone rinate all’insegna di un nuovo modello di sviluppo, a maggior ragione possiamo riuscirci anche a Taranto.

Oltre ad poter contare sull’esperienza delle citta’ che ci hanno preceduto sulla strada della riconversione, a Taranto siamo avvantaggiati perche’ siamo nel cuore del mediterraneo, in una terra benedetta dalla natura prima che fosse maledetta dal’industria, in un luogo dove possiamo trasformare in ricchezza e in lavoro le spiagge della litoranea salentina, la nostra tradizione enogastronomica, la bellezza delle isole Cheradi, la tradizione millenaria delle chiese rupestri, i nostri tesori archeologici, una citta’ vecchia che andrebbe ristrutturata e valorizzata come patrimonio architettonico dell’umanita’, la mitilicoltura che un tempo produceva le cozze piu’ buone e meno inquinate del mondo, le mille possibilita’ offerte dalla magna grecia per chi non vuole limitarsi al turismo ma ha il gusto dell’avventura, della scoperta, dell’esplorazione. La provincia di Taranto e’ una terra da vivere con tutti e cinque i sensi: usando la vista per i paesaggi, il tatto per accarezzare le onde e la sabbia, il gusto per assaporare i prodotti ricchissimi della tradizione tarantina a cominciare dal vino e dal’olio, l’olfatto per immergersi nei profumi della campagna salvata dai fumi velenosi, l’udito per ascoltare i racconti di una storia che viene da lontano.

Non siamo condannati a vivere per sempre all’ombra dell’industria, e l’eta’ dell’acciaio prima o poi finira’ come l’eta’ della pietra.

Per questo siamo convinti che si debba lavorare immediatamente ad un “Piano B” di riconversione economica e industriale del territorio, studiando assieme per progettare il futuro e non farci cogliere impreparati dall’inevitabile chiusura dell’Ilva, che ora resta in piedi solo grazie all’accanimento terapeutico degli aiuti di stato, peraltro non ammessi dalla vigente normativa europea, e che nel nuovo scenario nell’economia dell’acciaio e’ destinata a soccombere per la selezione naturale che sta avvantaggiando industrie piu’ grandi, con processi produttivi piu’ efficienti, senza impatti devastanti sull’ecosistema e senza una dirigenza sotto processo per reati ambientali.